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Lean Production: una continua “caccia agli sprechi”

01-LEAN PRODUCTION UNA CONTINUA CACCIA AGLI SPRECHI

 

È possibile classificare le varie voci di spreco?

La loro categorizzazione non è solo realizzabile, ma fondamentale se si desidera ottenere una produzione efficace, efficiente e snella. Infatti, uno dei principali obiettivi che si pone la Lean Production è stanare e, successivamente, eliminare gli sprechi durante le fasi di un processo produttivo, al fine di ottenere un perfetto bilanciamento fra carico e capacità.

Quando, in relazione alla metodologia lean, si comincia a parlare di spreco, ecco che emerge il concetto di “7 Muda”, ovvero, ricapitolando brevemente, i sette tipi di spreco più diffusi durante un processo aziendale. Elenchiamoli:

  • difetti, sovrapproduzione, trasporto, attesa, scorte, eccessiva movimentazione, rilavorazione.                                                                                        

Ti consigliamo di dare un’occhiata rapida a questi 2 articoli del nostro Blog, che ti aiuteranno a mettere a fuoco il concetto e ti forniranno le nozioni su come applicare le tecniche di lean office per eliminare i muda:

 

Esistono altre tipologie di spreco?

Rispondiamo partendo con la spiegazione dei i tre MU:

  • Muda, termine giapponese che si utilizza quando si vuole definire lo spreco vero e proprio, ovvero un processo in cui la capacità supera il carico.
  • Mura, è l’oscillazione che può indurre verso uno spreco, infatti si ottiene nel momento in cui la capacità oscilla attorno al carico target previsto.
  • Muri, si ha quando il carico eccede la capacità. In senso più pratico, si utilizza questo termine lean per evidenziare il problema di “sovra impegno” per operatori e mezzi da lavoro.

È bene mantenere un giusto numero di lavoratori, macchinari e materiali di produzione e, allo stesso tempo, rispettare i momenti di spedizione dei prodotti ai clienti per favorire un bene di qualità e valore.

Terza categorizzazione: 4M (o 5M)

Qui gli sprechi si suddividono secondo la tipologia originaria: Manodopera, Materiale, Macchina, Metodo di lavoro, con l’aggiunta di una quinta “M”, e quindi un’ulteriore voce di spreco, che indica tutto ciò che è consumo in relazione alle condizioni ambientali (in inglese Mother of Nature).      

Tale classificazione è nota con il nome di 5M.                                                                   

Ognuno di questi aspetti potrebbe essere teatro di sprechi che causano rallentamenti e talvolta anche perdite all’interno di un sistema aziendale.

Individuare con precisione le 4M di ogni reparto o meglio ancora di ogni singola postazione di lavoro, serve sia alla definizione dei cicli standard di lavorazione sia alla risoluzione dei problemi qualitativi che vi si possono generare.

La costruzione del ciclo di lavoro standard deve fare infatti sempre riferimento al livello e alla situazione delle 4M (o 5M) attualmente disponibili e in uso in un reparto.

Le operazioni di lavoro e i tempi necessari saranno determinati in base alle 4M (o 5M) attualmente disponibili. È possibile anche avere diverse configurazioni nello stesso momento, ad esempio quando una lavorazione può essere eseguita sia manualmente che con una macchina o semplicemente con macchinari diversi. In questo caso avremo un ciclo standard principale e uno o più cicli standard alternativi. Tutte le azioni di miglioramento in una qualsiasi delle 4M (o 5M) determineranno invece i cosiddetti cicli di lavoro ideali.

Individuare gli elementi dannosi che producono spreco aziendale, è il primo passo per intraprendere un percorso di eccellenza finalizzato alla sua totale rimozione.

Ma, come si fa ad evidenziare lo spreco per poi eliminarlo? 

La tecnica lean propone come soluzione l’utilizzo di potenti strumenti tra cui la Value Stream Mapping (la mappatura dei processi) ed il Makigami.

 

Il primo, di pura matrice Lean, è un metodo di visualizzazione grafica, utilizzato in ambito industriale, che ha appunto come obiettivo l'individuazione degli sprechi nei processi produttivi. Il Makigami invece, è uno strumento più confacente alla natura e visione dei processi che si hanno nei servizi; si tratta di una tecnica utilizzata per la mappatura dei sotto processi che mette in luce vari elementi risolutivi, tra cui le opportunità di miglioramento.

A cosa devono mirare le aziende? La risposta è: TQM!

Il Total Quality Management è un modello manageriale organizzativo centrato sulla qualità e basato sulla partecipazione di tutti i membri di un’azienda, che hanno come scopo il raggiungimento di un successo duraturo, attraverso la soddisfazione del cliente e i benefici a vantaggio dei lavoratori e della società.

Tra i vari processi che cooperano per il raggiungimento di una totale qualità manageriale, il TQM è composto dalla filosofia kaizen che ha tra i suoi obiettivi principali quello di focalizzare l’attenzione su un continuo miglioramento e i vari steps per raggiungerlo.

Chi adotta questo meccanismo ha come scopo di ottenere e mantenere un alto livello qualitativo e di conseguenza sviluppare mezzi per combattere le varie voci di spreco.

 

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Pubblicato il: 04 December 2019

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